giovedì 19 novembre 2009

martedì 11 agosto 2009

The mombaruzzo sessions #1 - Pasta al Basilico


Dopo la (brutta) parentesi cinese che ha chiarito senza mezzi termini che l’Apulia è ormai molto
lontana, urge una mossa che ristabilisca l’equilibrio psico - fisico- alimentare, anche per
allinearsi agli standard ambientali del luogo.

L’operazione pasta al sugo si propone però da subito dubbiosa e piena di insidie. Unico alleato il basilico, che ha dato prova di resistenza dopo una settimana senz’acqua su un balcone troppo soleggiato. L’insidia viene da una cipolla ancora troppo viva per il tempo in cui è stata lasciata a meditare, ma soprattutto dal barattolo di pomodori.

Nel momento stesso in cui lo verso vengo colto da una sensazione di vertigine e impotenza,
la stessa di quando sentivi il tuo nome scandito dal professore nel giorno in cui
non avevi studiato. Sì, il barattolo faceva parte di quella confezione da quattro che
nonostante la rassicurante data di scadenza 2011 si era dimostrata inaffidabile già in un altra occasione.

Urgono interventi incrociati e febbrili di diverse quantità di zucchero e peperoncino , per risollevare la situazione, pena un triste pranzo che segnerebbe col malaugurio questa trasferta.

Ma la buona sorte mi sorride, sostenuta da un’inconscia praticità acquisita chissà quando.
E ormai non importa che anche la pasta abbia già superato il suo punto di cottura, la generosità del sugo ribollente e profumato travolge errori, tempi sbagliati e dosi troppo generose.

Gnam

ps

Ringrazio il fico carnivoro e lo scarabeo storpio per avermi accompagnato nella stesura.



giovedì 30 luglio 2009

Qualche petalo,prima delle vacanze.



Le serate di disegno con Max sono sempre foriere di buone idee. anche se nelle scelte sono travolto dall'eterna lotta tra Minimalismo e Ornamento, lì si scatenano le tempeste, altro che Scilla e Cariddi!!



venerdì 8 maggio 2009

the frrail

Avevo iniziato da poco le 150 ore, un breve stage nel laboratorio di modellistica.

Gli studenti del politecnico entravano con grossi blocchi azzurri di polistirolo, che veniva incollato, poi tagliato e infine scartavetrato da mani sicure che non si arrestavano finchè le forme non assomigliavano alla perfezione ai disegni tecnici che affollavano i tavoli. I curiosi oggetti venivano poi coperti da numerosi strati di vernice e da uno strato di primer, per conservare e rendere più forti e luminosi i colori.

Nel laboratorio, mi occupavo soprattutto della pulizia e manutenzione, o rispondevo ai consigli che i ragazzi ogni tanto chiedevano. A fine giornata, o dopo un lavoro particolarmente intenso, svuotavo le seghe circolari dai resti di polistirolo e trucioli, sostituivo i fili delle macchine a taglio incandescente, pulivo tavoli e pavimenti, e sostituivo il rotolo della carta da pacchi che serviva come base per colle e verniciatura.

Un giorno, poco prima della chiusura, proprio uno di quei fogli attirò la mia attenzione.

Alcune gocce di pittura nera erano scivolate da una bomboletta malfunzionante, e si erano depositate sul foglio in macchie dense e spesse, ma nette e definite. In alcuni casi, avevano disegnato tagli a forma di mezzaluna, come virgole, creando così un disegno ritmico, strutturato, seppur totalmente casuale. La colla spruzzata in precedenza aveva poi raccolto tonalità di grigio e azzurro, che si legavano perfettamente al colore della carta da pacco e alle gocce nere.

Quel foglio mi incantava. E non riuscivo a smettere di guardarlo.

Non certo per la sua bellezza, ma comunicava in modo deciso qualcosa. Al momento non lo capivo ancora, e non riuscivo a comprendere. Decisi quindi di portarlo con me.

Quel giorno ero in macchina con un caro amico. Caro, ma che si mostrò terrorizzato all'idea di portare quel foglio sporco e polveroso nel bagagliaio della sua macchina. Dovetti insistere per fargli capire che quella 'cosa' sarebbe venuta con noi ad ogni costo. Inoltre il fatto che ne fosse così esageratamente schifato me la rendeva ancora più simpatica e interessante.Alla fine, messa in sicurezza la macchina con numerosi fogli di quotidiano, tornammo a casa.Il foglio rimase lì, in attesa, per un certo tempo.

Nel laboratorio di illuminotecnica che frequentavo, un giorno il professore lanciò un'esercitazione: creare una lampada di carta. A lavoro finito, mi resi conto di aver replicato senza volere un modello esistente. La particolarità stava nel materiale di base. Avevo costruito una semplice struttura verticale nella quale si inseriva un neon portatile. Due fasce laterali incorniciavano il 'famigerato' foglio sporco e polveroso. La lampada che ne era nata, assomigliava ad una torre conficcata nel terreno, con strane iscrizioni in una lingua immaginaria.

Accesa, di certo non creava problemi di sovrailluminazione! Ma i disegni si animavano, con le gocce di pittura nera che contrastavano con calde tonalità di giallo del cartone retroilluminato.

A ogni progetto di design viene dato un nome.Forse per il precario equilibrio della struttura verticale, o per la consistenza non proprio decisa? No, la ragione principale era sottolineare la sua natura apparente di scarto e rifiuto. Un punto di debolezza e fragilità non più nascosto, ma esibito. the frrail

Poco tempo più avanti, in un periodo di calma, iniziarono a maturare naturalmente delle idee, una lenta trama di sensazioni, colori, superfici e musica.




http://www.myspace.com/thefrrail

sabato 14 febbraio 2009

mercoledì 28 gennaio 2009

giovedì 22 gennaio 2009

The frrail flowers I

Brianza Malinconica

24/12/2008

Nella mattina in una passeggiata prefestiva verso S. Tomaso, approfitto del sole caldo di questi giorni, prima della neve e del gelo previsto per fine anno. Nella salita incontro persone, alcune sole, o in piccoli gruppi. Le saluto, come da cortesia, ricambiano. Ma mentre proseguo non riesco a togliermi dalla testa un pensiero. In più di un caso qualcuno avrebbe volentieri evitato questo breve momento sociale, il tono, molle e leggermente scocciato, ne tradisce le intenzioni. Qualcuno ha di sicuro evitato il mio sguardo, forse troppo osceno e bramoso di esprimersi nel saluto.

Perchè?


Qual'è il motivo, quel velo sugli occhi che li rende così duri e impermeabili al sorriso? Forse la crisi finanziaria, dei mutui, quella morale e tutto ciò che ne prosegue? o il cv del prossimo presidente usa, troppo poco allineato a quelli precedenti? Il pensiero del ritiro patente per un bicchiere di vino in quota?

Non credo, queste situazioni sono recenti e contingenti, ho il sospetto che c'entri qualcos'altro.

Qualcosa di più strutturale,interno, nascosto, che attraversa età e strati sociali, e si rivela in svariate manifestazioni. Dall'impiegato agli uffici pubblici poco gentile e inutilmente scortese, alla commessa che squadra prima di salutare. I discorsi molesti sul treno del mattino, con quella sensazione che il tuo vicino ti possa fregare, sempre e comunque, se non tieni la guardia alzata. Chi ti fa pagare il supplemento di 80 centesimi se chiedi un bicchiere d'acqua (ACQUA!!)dopo il caffè. Più in generale, l'impossibilità di rendere la vita più facile alla persone.


Ecco, questo fa sorridere, soprattutto pensando che spesso la Brianza si dipinge come luogo di gente solidale e pronta ad accorrere nel momento del bisogno. La solidarietà sta nelle piccole cose e azioni che rappresentano la grande parte dei nostri giorni, questo significa aiutare la gente.

E' evidentemente bello (e non scontato) sapere che nel caso di una frana o qualunque imprevisto ci siano persone pronte e attive nel reagire e dare una mano, ciò rende fieri e sicuri,ma parlo di altro. Parlo del fatto che quando vado a donare il sangue, i donatori nella sala d'attesa sono più silenziosi che al cimitero! Non si parlano, nemmeno una parola! E' l'orario troppo mattutino?


Il perchè di questa lettera? Perchè so che mentre trionfalmente si va avanti, mentre il fatturato cresce, e i 'nostri' giovani sbellicati dalle risa bevono tanti cocktails (e magari un po' brilli vanno a dare qualche sganassone a chi l'aperitivo non può permetterselo), la parte di umanità rimpicciolisce un pò alla volta.


Nello scendere da S. Tomaso, ascolto musica, e vedo un po' più avanti tre signori dai capelli bianchi che parlano e ridono. Tolgo le cuffie, li saluto, ricambiano allegri. Forse l'età rende più leggeri?


Tanti auguri, il 2009 sarà bellissimo.


AM

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